lunedì 22 gennaio 2018

Lazio, un incendio ogni tre mesi: il mistero delle discariche

Gli incendi di impianti di trattamento rifiuti sono in aumento. Sono raddoppiati nell'arco di tre anni e, restando al Lazio, dal 2014 al 2017, sono stati ben 13. Più di quattro ogni 12 mesi. Tra cui quelli di centri gestiti dalle società di Cerroni. Le indagini sui roghi si sono concluse in larghissima parte con l'archiviazione e in molti casi non sono state neppure compiute, mancando comunicazioni dei vigili del fuoco o dei tecnici dell'Arpa alle Procure. E i controlli per prevenire che le fiamme avvolgano tali attività, con inevitabili ripercussioni sull'ambiente e sulla salute? Come emerso nel tristemente noto caso della "Eco X" di Pomezia, da cui si sprigionò una nube tossica che per giorni nella scorsa primavera minacciò Roma e provincia, nella migliore delle ipotesi troppo blandi e privi di coordinamento per sortire effetti utili. È un quadro inquietante quello che viene tratteggiato da una relazione approvata dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

Nel Lazio inchieste sono state aperte soltanto sulla metà degli incendi e, tranne che in due casi, sono state tutte archiviate contro ignoti. Nessun colpevole per il rogo che a fine maggio 2014 ha avvolto l'impianto Tmb della società Trattamento rifiuti ecologia di Viterbo, legata al gruppo Cerroni, accusato dall'Antimafia di Roma di aver ottenuto e mantenuto per anni il monopolio nella gestione della monnezza nel Lazio. Tutto archiviato anche per gli incendi nella discarica di Colle Fagiolara, a Colleferro, gestita dalla società regionale Lazio Ambiente, in un'azienda di trattamento e stoccaggio rifiuti di Onano, in provincia di Viterbo, della Ternipolimeri di Cittaducale, nel reatino, e nella Kiklos di Aprilia, impianto di compostaggio ora gestito da Acea e di recente sequestrato dalla Procura di Latina per un problema di miasmi, mandando in tilt la raccolta differenziata in decine di Comuni. Quattro invece gli indagati e inchiesta quasi chiusa per le fiamme che hanno avvolto il Tmb della Pontina Ambiente ad Albano Laziale, società della galassia Cerroni già coinvolta nel processo denominato "Cerronopoli". Si tratta del legale rappresentante della società e dei titolari delle ditte incaricate della manutenzione e della sicurezza dell'impianto, accusati di incendio colposo.

Un indagato infine, per cui si avvicina il processo, dopo l'incendio alla " Eco X" di Pomezia. Sotto accusa in questo caso Antonio Buongiovanni, amministratore della Ecoservizi per l'ambiente, che gestiva l'impianto, per cui sono stati ipotizzati i reati di incendio colposo, inquinamento ambientale colposo e omissione dolosa delle cautele contro gli infortuni sul lavoro. E proprio sulla " Eco X", oggetto di approfondimento da parte della commissione presieduta dall'onorevole Chiara Braga, è emersa l'inadeguatezza dell'attuale sistema di controlli. L'azienda non poteva stoccare più di 3.200 tonnellate di rifiuti, ma quando sono divampate le fiamme nell'impianto ve ne sarebbero state ben 8.413. Quasi il triplo. Negli anni, diverse sono state le indagini che hanno coinvolto i responsabili della ditta, accusati persino di traffico illecito di rifiuti dalla Finanza di Napoli, e le ispezioni hanno portato a scoprire l'assenza di un impianto antincendio adeguato. Nessuno però ha fermato " Eco X".

Il caso non è certamente isolato ed è paradigmatico per tutto il settore degli impianti di trattamento rifiuti" , evidenziano i commissari. Tanto nei controlli quanto nel rilascio delle autorizzazioni, fino ad arrivare alle indagini, secondo l'organismo presieduto dall'onorevole Braga c'è molto da cambiare. Più nello specifico, i commissari puntano a far sì che venga messo a punto un protocollo investigativo, per rendere gli accertamenti uniformi. I parlamentari hanno inoltre evidenziato l'importanza di compiere controlli fisici nelle aziende, dunque andando sul posto, e non limitarsi a quelli documentali, prestando particolare attenzione anche al tipo di fideiussioni e agli stessi assetti societari. Per la Commissione infine c'è il rischio che, per risparmiare, alcuni imprenditori finiscano con infiammare le tonnellate di rifiuti stoccate nei loro impianti.
Fonte: http://roma.repubblica.it

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