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lunedì 24 febbraio 2020

Coronavirus, smart working applicabile subito: non servono accordi lavoratori azienda


Lavoro agile subito, senza tutti gli adempimenti previsti dalla legge. Lo stabilisce uno dei decreti attuativi del dl 23 febbraio 2020 n. 6 (misure urgenti sul coronavirus), appena pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. "Ci sono aziende che erano pronte da tempo con accordi sullo smart working. - spiega Mariano Corso, responsabile dell'Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano - Per tutte le altre, ci sono tempi tecnici piuttosto lunghi, bisogna sottoscrivere un accordo individuale, l’azienda è  tenuta a fare informativa sulla sicurezza comunicazione a ministero del Lavoro e all’Inail. Così come è accaduto a Torino per l'alluvione o a Genova per il crollo del ponte, invece adesso le aziende possono attuarlo immediatamente, in modo da non rimanere ferme".

L'Italia si avvia dunque a seguire le orme della Cina, dove da settimane è in atto quello che è stato definito "il più grande esperimento di smartworking mai messo in atto", milioni di lavoratori costretti a casa per la quarantena obbligatoria stabilita dal governo per tutti i cittadini, per contenere la diffusione del coronavirus, al lavoro con telefono e computer. Persino le scuole si sono organizzate in questo modo, dalle elementari al liceo. Con numeri diversi, vista la differenza della popolazione (oltre un miliardo i cinesi, 60 milioni gli italiani) l'Italia da oggi può seguire seguire la stessa strada sull'onda della stessa emergenza sanitaria: le Regioni maggiormente colpite dal contagio hanno chiesto alle aziende di limitare al minimo gli spostamenti e a fare uso il più possibile del telelavoro, e le aziende si stanno adeguando.



Di regola per l'avvio del lavoro agile occorre, secondo la legge 81/2017, un accordo individuale lavoratore-aziende, che specifichi nel dettaglio tempi e modi di utilizzo degli strumenti che permettono di lavorare da remoto, e cioè pc portatili, tablet e smartphone. La legge garantisce ai lavoratori agili parità di trattamento economico e normativo rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie. È, quindi, prevista la loro tutela in caso di infortuni e malattie professionali. Quest'accordo va poi registrato sul portale del ministero del Lavoro

Certo, non tutte le imprese sono in grado di partire dall'oggi al domani, ma chi lo è, in questo momento è fortemente avvantaggiato, rileva Corso: "Già oggi le grandi multinazionali, gruppi come Unicredit e Generali stanno lavorando a pieno ritmo, nonostante gli uffici siano chiusi. Hanno percentuali di lavoratori attrezzati per il lavoro agile del 60-70%, e un'organizzazione corrispondente. Chi invece non è attrezzato avrà maggiori difficoltà, e magari se sarà costretto a organizzarsi nel giro di pochi giorni avrà anche un calo della produttività, che di regola con lo smart working invece sale anche del 15-20%, perché si lavora per obiettivi. Ma è comunque meglio che stare fermi, costringendo anche i lavoratori a farlo".

Impensabile invece per ora avviare lezioni a distanza di scuole e università, come invece sta accadendo in questi giorni in Cina. Anche se ci sono già realtà che operano in modalità a distanza: "I nostri corsi qui al  Politecnico, che sarebbero dovuti partire stamattina, sono stati rinviati da una settimana. Ma la School of Management invece ha portato gran parte della formazione su piattaforma digitale, per cui molto si svolge già in modalità smart learning: io la settimana scorsa ho avuto due aule in contemporanea, e non ho mai incontrato gli studenti".

Attualmente, secondo i dati dell'Osservatorio del Polimi, opera in smart working il 58% delle grandi imprese, si tratta di 570.000 lavoratori. Tra il 2018 e il 2019 c'è stata una crescita del 20%. Lo spazio di crescita è molto maggiore: "Noi stimiamo che cinque milioni di lavoratori in Italia potrebbero adottare lo smart working. Molti di loro lavorano in aziende di piccole e medie dimensioni. Ci sono anche pubbliche amministrazioni: a Torino il Catasto ha avviato con successo il progetto di edilizia agile, che ha permesso di ampliare gli orari di apertura e di avere una maggiore produttività. E ci sono anche attività che non si pensa possano essere svolte in modalità agile, come la manutenzione: lo ha fatto per esempio la ABB di Genova, che prima mandava i propri dipendenti in Uganda e invece adesso, dopo aver lavorato sui processi con le nuove tecnologie, può intervenire a distanza".

Insomma l'emergenza rappresenta una grande sfida anche sotto il profilo dell'evoluzione del lavoro: se lo smart working si affermasse come una buona soluzione per superare le difficoltà temporanee, significherebbe anche poter dare maggiore spazio in futuro a modelli di organizzazione che prediligono la flessibilità, con maggiori vantaggi competitivi dell'azienda e benefici "collaterali", da quelli sulla vita personale dei dipendenti a quelli sul traffico cittadino e più in generale sull'ambiente.
Fonte: https://www.repubblica.it/economia

venerdì 22 dicembre 2017

Ostia: la storia di Anton, ragazzo disabile entrato nel mondo del lavoro

Ha coronato il suo sogno, quello di lavorare. E' la storia di Anton, 28enne disabile di Ostia, entrato nel mondo del lavoro grazie ad un progetto di Anffas Ostia, associazione nazionale di famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale, ed Europtical. 

Anton è infatti uno dei 10 ragazzi inseriti nel mondo del lavoro proprio in queste settimane dall'agenzia lavoro di Anffas Ostia. Una iniziativa nata nel 2015.

"È un’esperienza davvero molto interessante - spiega Eugenio Cassaro, titolare dell’attività Europtical di Ostia -. Anton è un ragazzo volenteroso, ha tantissime doti. Si occuperà della gestione della parte anteriore del negozio, il biglietto da visita dell’attività: dalla pulizia, alla gestione degli occhiali che non devono mai mancare sugli scaffali, al rapporto con i clienti. È molto ordinato. È una validissima spalla".

Lui non sta nella pelle: "Lavorare era il mio sogno - dice Anton, 28 anni e una grandissima voglia di imparare -. Grazie ad Anffas Ostia sono riuscito finalmente a lavorare in un negozio di ottica. Mi piace tantissimo, mi sento come in famiglia".

"Da due anni - spiega il direttore generale di Anffas Ostia e responsabile dell'agenzia lavoro specializzata, Stefano Galloni - lavoriamo per arrivare alla sottoscrizione di un protocollo specifico con il X Municipio. Si tratta di continuare sul solco di quello già sottoscritto con il comune di Fiumicino. Sono sicuro che ora ci siano finalmente le possibilità per arrivare a questo traguardo che aiuterà a stabilizzare risultati e contratti dei ragazzi avviati al lavoro".

"Le persone già operative, in carico all'agenzia di Anffas Ostia, sono 12 di cui 3 ragazzi assunti con contratti da dipendente. Attraverso nostri tutor e psicologi esperti in materia supportiamo le aziende nell'inserimento e nella gestione dei ragazzi durante tutto il percorso. - conclude Galloni - Stiamo dimostrando a moltissime aziende di Roma e del litorale che le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale, se supportate da associazioni come la nostra, sono una preziosa risorsa. Autonomia e autodeterminazione sono la prima risposta ai bisogni delle persone con una disabilità".
Fonte: ostiatoday.it

domenica 17 settembre 2017

Conciliazione famiglia-lavoro: i 110 milioni per le aziende che puntano su nidi, part time, lavoro agile e welfare

Le misure di conciliazione famiglia-lavoro convengono. E non solo ai dipendenti. Con il decreto appena firmato dai ministri dell’Economia e del Lavoro anche le aziende hanno vantaggi. In moneta sonante. Sotto forma di sgravi sui contributi da pagare all’Inps. Il terzo a guadagnarci è il sindacato. Che rafforza il proprio ruolo. Perché gli sgravi contributivi finiscono nelle tasche delle imprese solo se a monte c’è un accordo con i rappresentanti dei lavoratori.

A disposizione delle imprese virtuose ci sono 110 milioni di euro divisi su due anni. Può accedere ai fondi per il 2017 chi fa domanda presentando il proprio accordo aziendale in materia di conciliazione entro il 15 novembre. Per il 2018 le domande vanno presentate entro il 31 agosto 2018. Le misure agevolate sono divise in tre categorie. Della prima – interventi per la genitorialità – fanno parte la creazione di nidi e spazi gioco, i percorsi formativi per favorire il rientro dal congedo, i buoni per l’acquisto di servizi di baby sitting, l’allungamento e la maggiore retribuzione del congedo parentale (oggi sei mesi pagati al 30 per cento per le donne, fino a cinque mese sempre pagati al 30% per gli uomini). Poi c’è la possibilità di aumentare il congedo di paternità obbligatorio definito dalla legge in due giorni per il 2017 e in quattro nel 2018. In pratica, potrebbero essere le aziende stesse ad avvicinare il congedo dei papà ai 15 giorni stabiliti da un testo di legge fermo in parlamento.

Il decreto agevola poi la “flessibilità organizzativa”. Quindi il lavoro agile, gli orari flessibili in ingresso o in uscita, il part time, la banca delle ore, la cessione solidale di permessi. Per finire, anche il welfare aziendale vale al fine dell’accesso ai fondi. Parliamo di convenzioni per la messa a disposizione di servizi che aiutano a risparmiare tempo (dal disbrigo delle bollette alla lavanderia) e poi convenzioni con strutture per i servizi di cura e buoni per l’acquisto di servizi di cura. Due voci che fanno pensare a un supporto a chi deve assistere anziani e non solo figli piccoli.

Da notare: molte delle misure citate dal decreto consentono anche l’accesso alla detassazione dei premi di produttività (cedolare secca al 10% o tassazione nulla in caso il premio sia pagato in welfare). Come dire: fai un accordo, prendi due agevolazioni. Il sindacato confederale è comprensibilmente soddisfatto. “Questo decreto è stato molto sollecitato da Cgil, Cisl e Uil e offre strumenti importanti di supporto alla genitorialità attraverso la contrattazione. Andrà verificata attraverso il monitoraggio che speriamo partecipato la sua portata concreta», dice il segretario della Cisl Gigi Petteni.

Alcuni punti restano comunque da chiarire (fondamentale sarà la circolare applicativa dell’Inps). Il timore di qualcuno (anche nel sindacato) è che alla fine siano privilegiate le grandi aziende che avevano già attuato misure per la conciliazione nel 2017 senza bisogno di incentivi. Anche perché il 20% delle risorse sarà suddiviso equamente tra le aziende che hanno fatto richiesta ma il restante 80% sarà proporzionato al numero dei dipendenti. In generale, comunque il beneficio per l’azienda non può essere superiore al 5% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali dichiarata dall’impresa. Un aiuto alle piccole potrebbe essere la stipula di accordi territoriali prêt à porter. Adatti a essere recepiti di micro e piccole imprese.
Fonte: http://27esimaora.corriere.it/

mercoledì 28 giugno 2017

Il Papa: "Stolto far lavorare a lungo gli anziani mentre i giovani sono disoccupati"


"E' una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti". Questa la forte denuncia di Papa Francesco nel discorso ai delegati al Congresso nazionale della Cisl, che ha ricevuto questa mattina in Aula Nervi prima dell'Udienza Generale. 

Il monito di Bergoglio è per "un nuovo patto sociale, che riduca le ore di lavoro di chi è nell'ultima stagione lavorativa, per  permettere ai giovani, che ne hanno il diritto-dovere, di lavorare" ricordando che "le pensioni d`oro sono un`offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perché fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni".

Francesco ha poi sottolineato che "Sindacato è una bella parola che proviene dal greco syn-dike, cioè 'giustizia insieme'. Non c'è giustizia insieme - ha scandito - se non è insieme agli esclusi. Il buon sindacato rinasce ogni giorno nelle periferie, trasforma le pietre scartate dell'economia in pietre angolari". 

"Il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato, perché ha dimenticato la natura sociale dell'economia, dell'impresa. Ma forse la nostra società non capisce il sindacato - ha continuato il Papa - perché non lo vede abbastanza lottare nelle periferie esistenziali. Non lo vede lottare tra gli immigrati, i poveri, oppure perchè la corruzione è entrata nel cuore di alcuni sindacalisti".

"Pensiamo al 40% dei giovani da 25 anni in giù, che non hanno lavoro. Qui. In italia. E voi dovete lottare lì. Il sindacato nasce e rinasce tutte le volte che, come i profeti biblici, dà voce a chi non ce l'ha, denuncia il povero 'venduto per un paio di sandali'."

"Ma  - denuncia il pontefice - col passare del tempo ha finito per somigliare troppo ai partiti politici,  al loro stile. E invece, se manca questa tipica e diversa dimensione, anche l'azione dentro le imprese perde forza ed efficacia."

Il Papa si è soffermato poi sulla condizione della donna: "E questo che dico potrebbe sembrare superato, ma nel mondo del lavoro la donna è ancora di seconda classe. Voi potreste dire: 'no, ma c'è quell'imprenditrice, quell'altra...'. Sì, ma la donna guadagna di meno, è più facilmente sfruttata... Vi incoraggio a continuare e a fare di più.

Bergoglio ha ricordato anche l'importanza della dignità umana oltre la dimensione del lavoro: "Dobbiamo pensare anche alla sana cultura dell'ozio, di saper riposare. Questo non è pigrizia, è un bisogno umano. Per questo, insieme con il lavoro deve andare anche l'altra cultura. Perchè la persona non è solo lavoro. Da bambini non si lavora, e non si deve lavorare. Non lavoriamo quando siamo malati, non lavoriamo da vecchi." 

Le parole del papa descrivono poi il dovere dei buoni cristiani:  "Mai persecutori né uomini o donne arroganti, onesti e mai venditori di fumo. Questa fedeltà allo stile di Gesù verrà chiamata dai primi cristiani con un nome bellissimo: 'martirio', testimonianza. Ma il martirio non è nemmeno l'ideale supremo della vita cristiana, perché al di sopra di esso vi è la carità".

"Ripugna ai cristiani l'idea che gli attentatori suicidi possano essere chiamati 'martiri'. No, questi non sono martiri! Non c'è nulla nella loro fine che possa essere avvicinato all'atteggiamento dei figli di Dio".
Fonte: www.repubblica.it

mercoledì 29 marzo 2017

Le parole smarrite sul lavoro che non c’è

«Ooops, ho detto qualcosa che non va?». Sono anni che gli esponenti del governo, a ogni battuta dal sen fuggita sui giovani, si mordono la lingua come Virna Lisi in un vecchio Carosello. Giuliano Poletti, spiegando che per lui i rapporti personali sono determinanti e «si creano più opportunità a giocare a calcetto che a mandare in giro i curriculum» («Il famoso calcetto nel c...», ridono subito i blogger) è solo l’ultimo.
Lui stesso l’aveva già sparata grossa sbuffando contro gli allarmi sulla fuga dei cervelli: «Se centomila giovani se ne sono andati dall'Italia, non è che qui sono rimasti 60 milioni di “pistola”... C’è gente che è andata via e va bene così, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi». E prima di lui erano riusciti a tirarsi addosso ire e ironie di tanti ragazzi in difficoltà il viceministro Michel Martone («Se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato»), la ministra Annamaria Cancellieri («Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà»), il premier Mario Monti («Devono abituarsi al fatto che non avranno un posto fisso per tutta la vita: che monotonia, il posto fisso!»), la ministra Elsa Fornero: «I giovani quando escono da scuola devono trovare un’occupazione. Devono anche essere non troppo choosy, come dicono gli inglesi». Cioè? Non troppo schizzinosi sul tipo di impiego. Letale la risposta del web e di Nichi Vendola: «Vorremmo essere noi schizzinosi sui ministri».
Prima ancora, aveva fatto lo spiritoso Silvio Berlusconi invitando una ragazza in ansia per il futuro a risolverla con un velo all'altare: «Da padre le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere». Per non dire di Tommaso Padoa-Schioppa che elogiò una legge per «mandare quelli che io chiamo i bamboccioni fuori di casa. Un’incentivazione a farli uscire visto che restano a casa fino a età inverosimili, non diventano autonomi, non si sposano mai». E le difficoltà a fare un mutuo? Boh...Ognuno, per carità, si è sempre precipitato a spiegare d’essere stato male interpretato. Quelle battute, però, sono state vissute spesso come sale sulle ferite: ma come, avete costruito un Paese per vecchi e fare pure gli spazientiti? Scontate le reazioni opposte: ma se facciamo di tutto, per i giovani!
Non è così. Spiegavano dieci anni fa Tito Boeri e Vincenzo Galasso nel libro Contro i giovani, che ogni ragazzo aveva «80.000 euro di debito pubblico e 250.000 di debito pensionistico» e pagava il 45%  dei propri soldi per pagare la pensione di chi a suo tempo aveva versato il 30% e che gli ordini professionali si tenevano stretto il diritto di «controllare e regolare l’entrata dei nuovi colleghi e potenziali concorrenti» e che la disoccupazione giovanile era al 20,4%.
Oggi quest’ultima è al 39%, gli Ordini sono chiusi come prima, le pensioni future si annunciano ancor più magre e in termini reali, spiega Bankitalia nel Bollettino Statistico, «la ricchezza media delle famiglie con capofamiglia tra i 18 e i 34 anni è meno della metà di quella registrata nel 1995, mentre quella delle famiglie con capofamiglia con almeno 65 anni è aumentata di circa il 60%». Tanto che, come accusa la Caritas su dati Istat, «degli oltre 4,5 milioni di poveri totali, il 46,6% risulta under 34. In termini assoluti si tratta di 2 milioni 144 mila individui, dei quali un milione 131 mila minori». E questa povertà di bambini e adolescenti peserà maledettamente, denuncia Save the Children, sulla crescita culturale di domani. Avanti così, il riscatto sarà sempre più duro.
C’è poco da fare gli sportivi sui ragazzi che se ne vanno: 107 mila espatriati nel 2015. Di cui moltissimi laureati con costi altissimi per lo Stato e spinti ad andarsene da numeri implacabili. Come la spesa per l’istruzione in rapporto al Pil (ne parla l’ultimo annuario Observa del Mulino curato da Barbara Saracino) che ci vede trentottesimi tra i Paesi Ocse col 4%: metà del Costa Rica. O la presenza di docenti universitari under 40: 15,3%, in coda a tutti (la Germania sta al 55,2%) salvo la Grecia. O ancora la tabella dei ricercatori ogni 1000 occupati, che ci vede solo al 36° posto con 4,9: appena più della metà della media Ocse nonostante i nostri giovani, piazzandosi quasi trenta posizioni più su nella hit-parade dei progetti finanziati dall’European Research Council dimostrino platealmente che varrebbe la pena di investire davvero su di loro. In particolare sulle donne, che nel ranking delle docenti universitarie elaborato da Eurostat sono umiliate in Italia delle posizioni di coda, davanti solo alla Grecia e a Malta. Diciotto punti sotto la Lituania o la Lettonia.
Difficile muoversi, per i nostri ragazzi, in un panorama così poco incoraggiante. Difficile crescere, trovare spazio, sognare, progettare, spalancare porte... Tanto più se spesso hanno l’impressione che la politica non si curi poi tanto di loro. E ceda piuttosto alla tentazione di chiamarsi fuori, senza l’autoironia del grande artista, con una battuta attribuita a Salvador Dalì: «La cosa più insopportabile dei giovani è di non farne più parte».


di Gian Antonio Stella (Corriere della Sera)

giovedì 9 febbraio 2017

Non si trovano figure specializzate Difficile un’assunzione su cinque

Poche assunzioni e quelle poche spesso vanno in porto tra mille difficoltà. Sul mercato del lavoro italiano, il primo trimestre del 2017 riproporrà uno scenario non nuovo, ma che si ripresenta in maniera accentuata. Secondo un rapporto di Unioncamere e del ministero del lavoro, il 20% dei nuovi rapporti di lavoro verrà avviato con difficoltà per la mancanza di figure professionali adeguate. Nello stesso periodo dello scorso anno quel dato era fermo al 12%. In un caso su cinque, in pratica, domanda e offerta di lavoro rischieranno di non incontrarsi in un paese dove il tasso di disoccupazione (e quella giovanile in particolare) rimangono a livelli preoccupanti.
Il fattore esperienza
La ricerca di Unioncamere e ministero ha messo sotto osservazione il settore privato. Le richieste di assunzioni arrivano da più parti: nel 22% dei casi si tratta di profili altamente qualificati (specie tecnici per l’industria), il 15% sono impiegati, il 25% addetti a commercio e servizi, il 24% operai e solo il 13% figure professionali non qualificate. I profili che verranno individuati con maggiore difficoltà sono gli ingegneri o figure assimilate (il 56% di queste assunzioni sarà difficile per mancanza di offerta adeguata. Alle loro spalle si collocano i dirigenti d’azienda (53% quelli che non si trovano) , gli specialisti in scienze fisiche e naturali (49%) e ancora gli specialisti in discipline economiche e gestionali d’impresa (41%). A rendere problematiche tutte queste assunzioni è il fatto che nel 66% dei casi viene richiesta una esperienza specifica. Ultimo dato, quello geografico: il 54% delle assunzioni che le imprese intendono effettuare avverrà in regioni del Nord, il 18% al centro e la quota rimanente nel Sud e nelle isole. Le maggiori difficoltà di reperimento sono individuate nelle tre regioni del Nordest.
Fonte: Corriere.it

lunedì 23 gennaio 2017

Visite fiscali, cambiano gli orari per i dipendenti: ecco quali saranno i nuovi

Con il 2017 cambiano alcune cose per le visite fiscali. Come ricorda il portale 'laleggepertutti.it', per visita fiscale si intende l'accertamento sanitario, cioè una visita medica, che viene effettuata da parte di un medico dell'Inps nei confronti del lavoratore, quando è assente per malattia: il medico può essere mandato direttamente dall'Inps, a campione, per i lavoratori privati, oppure a spese del datore di lavoro, o, ancora, dall'amministrazione presso cui lavora il dipendente pubblico.

Nel 2017, il lavoratore è tenuto a rendersi reperibile, per la visita fiscale, in determinati orari; in particolare, le fasce di reperibilità per la visita fiscale sono le seguenti: dipendenti statali e degli enti locali devono essere reperibili per l'intera settimana, festivi compresi, nelle fasce orarie dalle 9 alle 13, e dalle 15 alle 18. Anche i lavoratori del settore privato devono essere reperibili tutta la settimana, compresi sabati e domeniche, ma le fasce orarie sono differenti e vanno dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.

Durante le fasce di reperibilità, sin dal primo giorno in cui si ammala, il lavoratore in malattia deve restare a disposizione del medico fiscale, presso il domicilio indicato nel certificato medico inviato telematicamente all'Inps dal medico curante. Al verificarsi della malattia, il dipendente è tenuto a comunicare, appena possibile, la malattia al datore di lavoro (il tempo massimo entro cui avvertire l'azienda è stabilito dai contratti collettivi) e a recarsi immediatamente dal proprio medico curante perché rediga ed invii all'Inps in tempo reale il certificato telematico.

Se il lavoratore si reca dal medico il giorno successivo alla malattia e la visita è ambulatoriale, perde il primo giorno di malattia; lo stesso accade nel caso in cui la visita non sia ambulatoriale, ma il lavoratore si presenti alla visita medica con oltre 1 giorno di ritardo dal verificarsi della patologia; inoltre, su richiesta del datore, o dietro accordi aziendali, il lavoratore deve comunicare il codice univoco del certificato, perché possa essere visualizzato via web dall’azienda stessa, tramite il sito dell'Inps.

Proprio in virtù dell'informazione in tempo reale, è possibile l'invio del medico fiscale sin dal primo giorno di malattia, non solo da parte del datore di lavoro, ma anche da parte dell'Inps, nell'ambito dei controlli a campione. Qualora il medico fiscale si presenti al di fuori delle fasce orarie di disponibilità, e non reperisca il malato, quest'ultimo non può subire sanzioni disciplinari. Ricordiamo che chi non si presenta alla visita fiscale perde il 100% della retribuzione per i primi 10 giorni (a meno che entro 10 giorni non si presenti alla visita ambulatoriale, nel qual caso, a partire dal giorno della visita, la retribuzione viene ripristinata, ovviamente se viene effettivamente riscontrata la malattia); il 50% della retribuzione, per i giorni successivi al decimo; tutta la retribuzione, se non si presenta nemmeno al terzo controllo.

Il dipendente è esonerato dalla visita fiscale solo in alcune ipotesi, come una malattia nelle quali è a rischio la vita del lavoratore, un infortunio sul lavoro, patologie per causa di servizio, una gravidanza a rischio, patologie collegate all'invalidità riconosciuta, se almeno pari al 67%, il ricovero ospedaliero o presso altra struttura sanitaria. Se il medico curante riscontra una delle cause di esonero elencate, o se decida, in base ad altre serie motivazioni, di escludere il lavoratore dalla visita, deve contrassegnare il certificato telematico col codice E.

Se il dipendente malato, durante le fasce di reperibilità, deve assentarsi, è giustificato solo se l'assenza è dovuta a cause di forza maggiore o per sottrarre sé o un familiare da un pericolo grave, se l'interessato deve sottoporsi a visite mediche specialistiche o generiche, analisi, cure o terapie. Per giustificare l'assenza alla visita fiscale, in questi casi, il lavoratore deve preavvertire il datore o l'amministrazione, indicando giorno e orari di indisponibilità alle fasce di reperibilità e fornire, successivamente, idonea attestazione di quanto effettuato.

Non sono considerati casi giustificati di assenza al controllo del medico fiscale ipotesi quali malfunzionamento del campanello, breve uscita per espletare commissioni, o non essersi potuti alzare dal letto, in quanto vale il principio per cui il lavoratore è tenuto a mettere in atto ogni accorgimento possibile per consentire l'accesso al personale sanitario.
Fonte: Ilmessaggero.it

giovedì 22 dicembre 2016

Ostia, a gennaio parte il primo Asilo del Mare: un nuovo progetto educativo

Dopo l'Asilo nel Bosco, Ostia è pronta ad abbracciare l'Asilo del Mare. L'Associazione Manes, l'Istituto Amendola Guttuso e il CHM Lipu di Ostia, con la collaborazione del Corpo Forestale dello Stato, hanno presentato l'iniziativa dell'apertura del primo asilo del mare di Ostia, un progetto per la scuola dell'infanzia ispirato all'outdoor education che avrà come protagonista il mare del litorale romano.

Si tratta di un approccio diverso dal tradizionale. L'approccio pedagogico resta lo stesso dell'Asilo nel Bosco, cambia soltanto la cornice, con tutto quello che comporta ovviamente. Quello di Ostia sarà un asilo pubblico, accessibile a tutti, grazie alla convenzione con l'Istituto Comprensivo Amendola Guttuso di Ostia che ha messo a disposizione una classe per le poche ore di lezione al chiuso.

Nel progetto anche la Lipu, e grazie all'accordo i bambini potranno spendere una parte del loro tempo all'interno dell'oasi, esplorarla, partecipare alla liberazione di un animale selvatico curato. Via i banchi, le sedie e la lavagna. Spazio a sabbia, conchiglie, flora e fauna. Nel 2017 un nuovo progetto pionieristico prenderà corpo.
Fonte: ostiatoday.it

mercoledì 2 novembre 2016

Venerdì 4 novembre 2016, sciopero generale intera giornata

Venerdì 4 novembre 2016 è stato proclamato, dalla Confederazione Unitaria di Base (CUB) dall'Unione Sindacale Italiana AIT (USI-AIT), uno sciopero generale per l’intera giornata di tutte le categorie pubbliche e private, per i turnisti compreso il primo turno montante.
Per la stessa giornata il Sindacato Generale di Base (SGB) ha comunicato l’adesione allo sciopero.
In tale occasione si potrebbero verificare disagi presso le strutture pubbliche.
Fonte: Comune.roma.it

martedì 14 giugno 2016

Supermercato, assunzioni all'Infernetto

Sono affidate all'agenzia per il lavoro Gi Group le selezioni di personale per un supermercato situato a Roma in Via Boezi (Infernetto).

Gi Group è il primo gruppo italiano nei servizi dedicati allo sviluppo del mercato del lavoro, con una presenza capillare su tutto il territorio nazionale. Il gruppo è attivo nei seguenti servizi: lavoro temporaneo, permanent staffing, ricerca e selezione, executive search, formazione, supporto alla ricollocazione, outsourcing, consulenza HR, field marketing.

Banconista gastronomo. Requisiti: buon uso dell'affettatrice e manualità nel taglio dei formaggi, disponibilità a lavorare su turni, anche nel periodo festivo, soprattutto la domenica.

Addetto banco ortofrutta. Requisiti: pregressa esperienza nella mansione, disponibilità ad offrire una copertura settimanale per contratto part time da 36 ore.

Addetto reparto ortofrutta. Requisiti: pregressa esperienza nella mansione, disponibilità ad offrire una copertura settimanale per contratto part time da 24 ore.

Ausiliario vendite. Requisiti:  pregressa esperienza lavorativa come addetto alle operazioni ausiliarie alla vendita, disponibilità a lavorare part time su turni notturni.

Come candidarsi. Gli interessati possono ricercare le offerte dal sito www.gigroup.it lanciando la ricerca sulla località “Roma” o digitando la posizione segnalata (ad es. “Banconista gastronomo”). I quattro diversi annunci sono stati pubblicati in data 13 maggio 2016 e le offerte non riportano una data precisa di rimozione. Per ogni posizione si offrono contratti in somministrazione a tempo determinato a cui potrete candidarvi in risposta ad ogni offerta oppure inviando il vostro cv via all'email alla filiale che gestisce il reclutamento: scrivete all'indirizzo roma.bargellini@gigroup.com.
Fonte: Romatoday.it

martedì 12 gennaio 2016

Visita fiscale e malattia, novità 2016. Tutto ciò che serve sapere

Assentarsi dal lavoro per malattia comporta, per il lavoratore, una serie di obblighi ed adempimenti, dalla certificazione medica alla reperibilità nel proprio domicilio per la visita fiscale. Vediamo, in queste faq, tutto ciò che deve fare il lavoratore, i casi di esclusione dalla visita, in quali ipotesi scattano i controlli a campione dell’Inps, se il medico fiscale può passare dal primo giorno di assenza, e molto altro ancora.

Mi sono assentato dal lavoro per malattia: è sufficiente una telefonata in azienda per avvertire?
Per avvertire l’azienda, o l’amministrazione presso cui si lavora, dell’assenza per malattia, è sufficiente anche una telefonata, senza dimenticarsi, però, che ci si dovrà recare dal proprio medico curante per il certificato di malattia, che andrà trasmesso all’Inps da parte del professionista.

Devo spedire il certificato medico anche al datore di lavoro?
Il lavoratore assente per malattia non è più obbligato all’invio del certificato medico, né all’Inps, né al proprio datore di lavoro, in quanto lo stesso è inviato telematicamente dal medico curante. Dovrà però, su richiesta del datore, fornire il protocollo del certificato (ID telematico).

Il mio medico curante non è reperibile, come posso avere il certificato?
Il lavoratore malato, nel caso in cui non reperisca il suo medico curante, può richiedere la certificazione alla Guardia Medica, o ad altro medico convenzionato col Servizio Sanitario Nazionale(SSN). Anche in questo caso la certificazione dovrà essere inviata telematicamente all’Inps entro 2 giorni dall’assenza.

Sono stato ricoverato in ospedale, come faccio a farmi dare il certificato medico?
In caso di ricovero presso un ospedale, o un’altra struttura sanitaria, sarà il personale della struttura a farsi carico della trasmissione telematica della certificazione medica all’Inps.

Sono un dipendente privato: il medico fiscale può arrivare dal primo giorno di malattia?
Non esiste una normativa che impedisce che Il medico fiscale possa procedere ad accertamenti sanitari sin dal primo giorno di assenza. Pertanto, anche se le probabilità non sono altissime (poiché non sono molti i controlli a campione effettuati dall’Inps, e poiché le aziende del settore privato devono pagare la visita di tasca propria), non è escluso che si possa ricevere la visita fiscale dal primo giorno di malattia, anche se festivo.

Sono un lavoratore pubblico: la visita fiscale può arrivare sin dal primo giorno di malattia?
Per i dipendenti pubblici, il medico fiscale è inviato direttamente dal dirigente dell’Amministrazione: in generale, il dirigente richiede la visita fiscale contemperando l’esigenza di risparmio di spesa pubblica con la lotta all’assenteismo.
È obbligatorio, però, richiedere la visita, sin dal primo giorno di malattia, in caso di assenze contigue a giorni liberi (anche di ferie o di permesso) o festivi.

Il medico fiscale può passare anche la domenica?
La visita fiscale può essere effettuata anche nelle domeniche e nelle giornate festive per tutti i lavoratori, pubblici e del settore privato.

Quali sono gli orari della visita fiscale?
Per gli Statali ed il personale degli Enti Locali, le fasce orarie di reperibilità vanno dalle 9:00 alle 13:00, e dalle 15:00 alle 18:00, ogni giorno della settimana.
Anche per i dipendenti privati la visita può avvenire in qualsiasi giorno, ma le fasce orarie sono diverse: in particolare, la disponibilità parte dalle 10:00 , sino alle 12:00 e dalle 17:00 sino alle 19:00; la disponibilità, nel settore pubblico e nel privato, è sempre per l’intera settimana, giorni liberi, domeniche e festivi compresi.

Mi sono ammalato in ferie: le giornate sono comunque contate come ferie, o posso chiedere la malattia?
La malattia del lavoratore interrompe il decorso delle ferie, in tutti i casi in cui impedisca il godimento delle stesse: non pregiudicano le vacanze, invece, le patologie che traggono giovamento dalle attività ricreative, come stress psicofisico, sindrome ansioso-depressiva, cefalea… Sarà il medico curante a valutare l’opportunità dell’interruzione o meno delle ferie, nel caso concreto.

Le mie ferie sono state interrotte da malattia: posso rientrare al lavoro più tardi?
Nonostante una patologia possa interrompere il godimento delle ferie, ed il lavoratore risulti ancora a credito di giornate non godute, qualsiasi prolungamento delle assenze per ferie deve essere concordato col datore di lavoro.

Mi sono ammalato durante una vacanza in un Paese non convenzionato con l’Italia: come faccio per il certificato medico?
Qualora il lavoratore si ammali in uno Stato extraeuropeo non convenzionato con l’Italia, è necessario farsi rilasciare una certificazione medica dal personale sanitario ivi reperito, legalizzare la documentazione sanitaria presso il Consolato Italiano, ed inviarla entro due giorni all’Inps ed al datore di lavoro.

Mi sono ammalato durante un viaggio in Francia: come invio il certificato medico?
Qualora il lavoratore si ammali in un Paese Europeo o convenzionato con l’Italia, dovrà rivolgersi entro 3 giorni dall’insorgenza della malattia ad un’apposita istituzione estera, munito di certificato medico, che trasmetterà all’Inps ed all’azienda la certificazione sanitaria, rilasciata su determinati moduli.

Mi sono ammalato per due settimane, prima delle ferie: devo rientrare in servizio?
Per il lavoratore che si sia ammalato prima delle ferie non sussiste alcun obbligo di riprendere servizio a seguito del termine della malattia, se le ferie sono concordate.

Sono ricoverato in ospedale: come faccio per la visita fiscale?
Chi è ricoverato in ospedale o presso un’altra struttura non ha alcun obbligo di reperibilità, né se lavoratore della P.A., né se dipendente nel settore privato.

Di recente sono stato operato al cuore, ora mi trovo a casa in convalescenza: può passare la visita fiscale?
Per le patologie nelle quali è a rischio la vita, come le malattie cardiache, il lavoratore è esonerato dalla visita fiscale.

Sono in maternità anticipata per gravidanza a rischio: devo essere reperibile per la visita fiscale?
La lavoratrice in astensione per gravidanza a rischio è esonerata dalla visita fiscale, perciò non ha obbligo di reperibilità al proprio domicilio.

Sono assente dal lavoro per un ciclo di chemioterapia: può passare il medico fiscale?
Essendo le malattie oncologiche delle patologie per le quali è a rischio la vita, il dipendente è esonerato dalla visita fiscale.

Mi sono rotto una gamba scivolando in ufficio: devo restare a casa ad aspettare la visita fiscale?
Nel caso in cui il dipendente abbia subito un infortunio sul lavoro, questi è esonerato dal controllo medico fiscale.

Sono invalido per causa di servizio, e spesso sono assente per curarmi: devo essere reperibile per la visita fiscale?
Il lavoratore invalido per causa di servizio è esonerato dalla visita fiscale, pertanto non ha alcun obbligo di reperibilità.

Ho la Legge 104, sono esonerato dalla visita fiscale?
Il lavoratore invalido è esonerato dalla visita fiscale solo laddove la patologia sia collegata all’invalidità: ad esempio, non è escluso dal controllo il disabile con difficoltà motorie che prenda un’influenza.

Ho sentito che, se il medico mette il codice E nel certificato, esonera dalla visita fiscale: posso chiederlo anch’io?
Il medico curante può contrassegnare il certificato trasmesso telematicamente all’Inps con il codice E, per determinare l’esclusione del lavoratore dai controlli medici fiscali. Il medico, tuttavia, utilizza tale contrassegno soltanto quando la situazione rientri nelle casistiche di esclusione dalla visita fiscale (gravidanza a rischio, infortunio sul lavoro, invalidità per causa di servizio, ricovero, malattia in cui è a rischio la vita), o quando, per particolari ragioni di opportunità, si ritiene di dover escludere il dipendente dalla visita, pur non rientrando nelle casistiche di esonero. Non può, dunque, inserire tale codice, laddove il lavoratore non ne abbia diritto.

Sono uscito per andare in farmacia a comprare un medicinale, e mentre ero fuori è passata la visita fiscale: che cosa mi succederà?
Il lavoratore assente ingiustificato dal proprio domicilio subisce la decurtazione del 100% della retribuzione per le prime 10 giornate di malattia. Tuttavia, ciò non accade laddove sia presente una causa di giustificazione. In particolare, il dipendente può assentarsi dal proprio domicilio, nelle fasce orarie di reperibilità, per evitare gravi conseguenze per sé o per la famiglia, o per sottoporsi a terapie, cure, visite mediche ed analisi. Nel caso dell’acquisito in farmacia, qualora il medicinale occorresse con urgenza, ed il lavoratore dimostri che nessun altro avrebbe potuto acquistarlo al posto suo, la sanzione non verrà irrogata: dovrà però esibire un’attestazione (vale anche lo scontrino parlante della farmacia) della veridicità di quanto affermato, fermo restando l’obbligo di preavvertire il datore o l’Amministrazione prima di allontanarsi dal domicilio.

Mi sono dovuto assentare per sottopormi a una terapia urgente, e al ritorno ho trovato il biglietto del medico fiscale: sarò sanzionato?
Dato che il dipendente può invocare una giustificazione a proprio favore, qualora esibisca una valida attestazione dell’effettuazione della terapia non subirà alcuna sanzione, fermo restando l’obbligo di preavvertire il datore o l’Amministrazione prima di allontanarsi dal domicilio.

Non ho potuto aprire la porta al medico fiscale perché in casa non c’era nessuno e stavo troppo male per alzarmi: a cosa vado incontro?
Situazioni del genere capitano molto di frequente, e sono stati oggetto di numerose sentenze: purtroppo, nonostante l’esistenza di alcune sentenze a favore, l’orientamento generale tende a non giustificare ipotesi simili, seguendo il principio per il quale il lavoratore è tenuto a predisporre tutti gli accorgimenti possibili per consentire l’accesso al medico.

Ero assente giustificato alla visita fiscale domiciliare, ma non mi sono potuto presentare alla successiva visita ambulatoriale: a cosa vado incontro?
Anche qualora l’assenza a visita fiscale sia giustificata, ma il lavoratore non si presenti alla seconda visita, cioè a quella ambulatoriale, perderà l’indennità per i primi 10 giorni di malattia.

Il medico fiscale non mi ha trovato in casa, ma poi mi sono presentato al controllo ambulatoriale: sono giustificato?
La visita ambulatoriale non costituisce una giustificazione dell’assenza, anche qualora il medico riscontri pienamente la malattia diagnosticata: pertanto, anche con patologia in corso, il soggetto sarà comunque sanzionabile, e perderà l’indennità per i primi 10 giorni di malattia, a meno che il controllo ambulatoriale non avvenga prima del decimo giorno.

Ero assente a visita fiscale, ma mi sono presentato a visita ambulatoriale il 5° giorno di malattia: perdo comunque 10 giorni di retribuzione?
In questo caso, essendo la visita ambulatoriale fissata prima del decimo giorno, il lavoratore perderà l’indennità solo fino al giorno precedente alla visita ambulatoriale.

Posso essere sottoposto a due visite fiscali nel corso della stessa malattia?
Una seconda visita fiscale, nel corso della stessa malattia, è possibile solo per prolungamento della prognosi, o per ricaduta.

Sono in malattia ma ho dovuto cambiare domicilio: devo comunicarlo?
Il dipendente in malattia, in caso di cambio di domicilio, è tenuto a comunicare tempestivamente il nuovo indirizzo al datore di lavoro, e per fax alla sede INPS. Questo vale anche in caso di ricovero in ospedale intervenuto nel corso di una malattia.

Ho avuto una ricaduta: devo rifare il certificato medico? Sono esonerato dalla visita fiscale, visto che è già passata?
Il lavoratore che abbia avuto una ricaduta della malattia, entro due giorni dalla nuova assenza, dovrà richiedere un nuovo certificato, che il medico invierà telematicamente all’Inps: la procedura prevista è la medesima dell’evento morboso principale, dunque dovrà rendersi reperibile un’altra volta per la visita fiscale.
Fonte: quifinanza.it

venerdì 8 maggio 2015

Roma, nelle torri di Ligini all'Eur nascerà il nuovo quartiere generale Telecom

Tornano alla destinazione di uffici le torri di Ligini all'Eur. Si tratta si 65 mila metri quadrati che verranno recuperati per la nuova sede centrale di Telecom. L'assessore capitolino alla Trasformazione urbana, Giovanni Caudo, ha spiegato che «stamani nell'incontro con il responsabile di Telecom Italia, Carlo De Martino, e di Cdp Immobiliare, proprietario dell'immobile, abbiamo ufficializzato l'avvio del progetto di recupero che avrà una valenza non solo edilizia ma anche urbana e lunedì ci sarà il primo incontro tecnico».
Caudo ha spiegato che «l'obiettivo è quello di aprire i cantieri entro l'anno. Il progetto sana una ferita del quartiere dell'Eur e cancella un paesaggio tristemente noto per lo stato di abbandono e degrado; era un impegno che il sindaco Marino ha preso in campagna elettorale e ora la promessa è stata mantenuta». «Il recupero delle torri di Ligini - ha dichiarato il presidente del IX municipio, Andrea Santoro - rappresenta il primo passo per il rilancio dell'Eur, un quartiere dalle grandi potenzialità turistiche a vocazione congressuale, completamente abbandonato e svilito dalla passata amministrazione di centrodestra e da una gestione inadeguata della partecipata Eur Spa».
Fonte: Ilmessaggero.it

giovedì 13 novembre 2014

Avviso Pubblico selezione progetti inerenti eventi culturali da realizzarsi nel periodo tra dicembre 2014 e marzo 2015. Scadenza 24 novembre

La Direzione del Dipartimento Cultura del Comune di Roma, con Determinazione Dirigenziale 2260 del 9 ottobre 2014, ha proceduto ad assegnare ai Municipi le risorse finanziarie da destinare alla realizzazione di iniziative culturali a carattere territoriale.
Le iniziative suddette dovranno essere svolte nel periodo compreso tra dicembre 2014 e marzo 2015 e comprendere specifici eventi culturali riferiti anche a Natale 2014/Capodanno, Carnevale 2015 e Domeniche Ecologiche.
Potranno essere accolte anche proposte che prevedano, con proprio budget, ulteriori sviluppi anche oltre tale data.

  •  Determinazione Dirigenziale n. 2664 del 3 novembre 2014
  • Domanda di partecipazione. Allegato 1 
  • Modulo di dichiarazione.      Allegato 2
  • Modulo per la dichiarazione dell'eventuale richiesta di Durc. Allegato 3 A
  • Modulo per la dichiarazione dell'eventuale richiesta di Durc. Allegato 3 B
  • Modulo per la dichiarazione dell'eventuale richiesta di Durc. Allegato 3 C
  • Modello 45.                        Allegato 4
  • Scheda identificativa e riassuntiva. Allegato 5
Fonte: comune.roma.it

domenica 24 novembre 2013

Martedì 26 novembre seminario "Come gestire il colloquio di lavoro?". Relatore Fabrizio Cucculelli

Si terrà Martedì 26 Novembre 2013 dalle ore 14.30 alle 16.00 presso la "Città dei Mestieri", via del Sommergibile 11 Ostia Lido il seminario "Come gestire il colloquio di lavoro".

Relatore il dottor Fabrizio Cucculelli funzionario per l’orientamento al lavoro di Roma Capitale.

I partecipanti saranno aiutati a capire come gestire un colloquio di lavoro: cosa dire e cosa non dire durante la selezione, come mostrare punti di forza e come presentare i punti di debolezza.

All’Interno dell’incontro sarà svolta una simulazione di un colloquio di selezione.
Fonte: Comune.roma.it


martedì 2 aprile 2013

Municipio XIII, selezione per l'avviamento di 8 tirocini lavorativi per i giovani

Municipio XIII, selezione per l'avviamento di 8 tirocini lavorativi per i giovani

"Continuano le iniziative del Municipio per favorire gli inserimenti lavorativi. Una politica sociale avanzata e condivisa - ha dichiarato l'assessore Pace - non può non tenere conto, soprattutto in questa fase recessiva, delle difficoltà che incontrano i giovani al termine degli studi. Le risorse disponibili devono quindi avere finalizzazioni adeguate all'interno di una strategia che vede l'obiettivo del lavoro al primo posto. La recente apertura della Città dei Mestieri è un segnale in positivo di attenzione verso il territorio e così questa selezione per l'avviamento di tirocini lavorativi resa possibile dall'aver impegnato su questo versante, con il contributo della commissione attività produttive, fondi destinati genericamente al commercio".
Selezione per l’avviamento di 8 tirocini lavorativi riservati ai giovani, nella fascia di età compresa tra i 16 e i 28 anni, residenti nel territorio del Municipio XIII. Scadenza 15 maggio 2013. Il Municipio XIII, nell'ambito del progetto A.I.S.F. (agenzia di integrazione sociale per le famiglie con bisogni socio assistenziali), intende attivare una "Selezione per l’avviamento di 8 tirocini lavorativi riservati ai giovani, nella fascia di età compresa tra i 16 e i 28 anni, residenti nel territorio del Municipio XIII". Per informazioni consultare il sito del Municipio.
Fonte: OstiaToday.it


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lunedì 21 gennaio 2013

XIII Municipio, corso di Formazione per Baby Sitter Specializzata

XIII Municipio, corso di Formazione per Baby Sitter Specializzata

Nel Municipio XIII è stato organizzato un corso di Formazione per Baby Sitter Specializzata. Il progetto è un servizio sociale offerto nell'ambito del Progetto AISF (Agenzia di Integrazione Sociale per le Famiglie). Sono aperte le iscrizioni per accedere alla selezione, dal 28 gennaio all'11 febbraio, nei giorni di lunedi, mercoledi, venerdi dalle 9.00 alle 12.00, presso i servizi sociali di via Passeroni 24 (muniti di fotocopia documento di identità e permesso di soggiorno).

Saranno prese in considerazione le prime 60 iscrizioni. Il corso intende formare e qualificare persone che hanno intenzione di proporsi come baby sitter oppure fanno già questo lavoro e vogliono approfondire e migliorare le loro competenze. Sono previste 100 ore di formazione (40 di aula e 60 di tirocinio pratico presso strutture per l'infanzia). Al termine del corso sarà possibile iscriversi al primo albo municipale delle baby sitter specializzate.

Fonte: OstiaToday.it

mercoledì 16 maggio 2012

Il certificato di malattia non si può prorogare per telefono

MILANO - I medici di base non possono prorogare i certificati medici di malattia per telefono anche nel caso in cui abbiano visitato il paziente da loro assistito pochi giorni prima attestandone il reale stato di malattia.
Lo sottolinea la Cassazione.
Con la sentenza 18.687 della V Sezione Penale è stato, infatti, condannato un medico di famiglia di Milano con l'accusa di aver compilato un falso certificato medico con il quale prorogava la prognosi di decorso di una malattia di una sua paziente. L'uomo non aveva visitato la signora, ma si era limitato a scrivere il certificato sulla sola base dei sintomi di persistenza del male riferiti per telefono. Senza successo, in Cassazione, il medico ha fatto presente di aver visitato la paziente di persona quattro giorni prima di prorogarle lo stato di malattia e che pertanto gli era sembrato credibile il protrarsi dei sintomi della patologia.
 
 I Supremi giudici gli hanno risposto che «non è consentito al sanitario effettuare valutazioni o prescrizioni semplicemente sulla base di dichiarazioni effettuate per telefono dai suoi assistiti». «Ciò rende irrilevanti - prosegue l'Alta Corte - le considerazioni sulla effettiva sussistenza della malattia o sulla induzione in errore da parte della paziente». Insieme al medico è stata condannata anche la sua assistita, colpevole di aver fatto uso della falsa certificazione per giustificare la sua assenza dal lavoro.
L'entità delle condanne non è riportata dalla sentenza che conferma il verdetto emesso dalla Corte d'Appello di Milano il 14 febbraio 2011. In primo grado i due imputati erano stati assolti.
Fonte: Corriere.it

venerdì 17 dicembre 2010

ANFFAS OSTIA ONLUS, inizia la preselezione di personale qualificato

Anffas Ostia Onlus comunica di aver riaperto i termini per le preselezione di personale qualificato da affiancare allo staff attualmente in organico nei campi: socio-assistenziale, domiciliare e scolastico.
Per candidarsi e avere maggiori informazioni è possibile collegarsi al sito ufficiale dell’associazione (www.anffasostia.com) e cliccare sulla sezione: CONTATTI. 

La finestra di preselezione si concluderà il 10 gennaio 2011. 

“In un periodo in cui tutte le aziende tagliano, Anffas Ostia Onlus rilancia il proprio operato continuando a fare ciò che la contraddistingue dagli anni Ottanta a oggi: offrire servizi con standard elevatissimi – dichiara il Direttore Generale di Anffas Ostia Onlus, Stefano Galloni -.
Questo non lo diciamo noi, ma lo testimoniano le decine e decine di richieste di presa in carico che ogni giorno riceviamo. Nell’ultimo periodo c’è stato un boom e un aumento consistente soprattutto per quel che riguarda la parte socio-assistenziale, domiciliare e scolastica, così da dover correre ai ripari. 
Le preselezioni saranno rigide, per i nostri utenti cerchiamo il meglio. 
Ma i ragazzi che alla fine la spunteranno e riusciranno a superare i colloqui, troveranno uno staff amalgamato, un ambiente di lavoro confortevole e stimolante, ma soprattutto un’azienda sana, puntuale e rigorosa. Invito gli interessati a informarsi e inviare il proprio curriculum. 
Anffas Ostia non è solo un posto di lavoro, ma un’esperienza da vivere con il cuore”.

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