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martedì 19 febbraio 2019

L'isola ecologica era cosa loro: gli svuotacantine smaltivano abusivamente, i rom rubavano il ferro

Una tangente per permettere a ditte private di scaricare rifiuti speciali all'Isola Ecologica, ed una 'mazzetta' per permettere il furto dei 'preziosi rifiuti' a famiglie di rom che poi li rivedevano a ditte private che, a loro volta, guadagnavano con la rivendita di batterie di auto, rame, silicio e altri metalli ricavati dai rifiuti speciali. Questo il modus operandi sistematico attraverso il quale 23 persone avevano allestito un business con il conferimento illecito di rifiuti speciali all'Isola Ecologica del IX Municipio. Fulcro del sistema il Centro Raccolta Ama di Mostacciano

Ma come funzionava il sistema del traffico dei rifiuti? Semplice: tre dipendenti Ama dell'Isola Ecologica (tutti romani di 51, 56 e 57 anni), mediante l'offerta di un "caffè" che poteva variare dai 30 ai 50 euro, permettevano a ditte private  (per lo più ditte commerciali, edili, artigiane e svuotacantine) di conferire illecitamente nel CDR rifiuti provenienti da attività produttive, così evitando loro di sostenere i costi dovuti per lo smaltimento, che andavano in tal modo a gravare sulla collettività.

A loro volta i tre operatori addetti alla ricezione dei rifiuti, mediante il pagamento di altri "caffè", aprivano poi le porte dell'Isola Ecologica durante le ore di chiusura permettendo ad alcune famiglie rom di "rubare" il prezioso materiale e di rivenderlo a ditte private di smaltimento dei rifiuti (perlopiù a Fiumicino e Cisterna di Latina). 

Un danno non solo ambientale, ma anche economico, visti i mancati introiti che si sarebbero potuti ricavare con il conferimento regolare dei rifiuti speciali. Un vero e proprio sistema, scoperchiato indagando sul fenomeno dei roghi tossici che soprattutto nel 2017 erano al centro delle cronache cittadine quotidiane. A dare il via alle indagini il presidente di un comitato di quartiere di Mostacciano, che tre anni fa segnalò alla polizia locale di Roma Capitale degli strani movimenti notturni nel Centro Raccolta Ama del IX Municipio.

Da qui le indagini, durate due anni, effettuate mediante intercettazioni ambientali e l'identificazione nel corso degli anni delle ditte e delle persone che si aggiravano in maniera sospetta nell'area dell'Isola Ecologica fulcro del business dei rifiuti romani. Fra le persone fermate molti minori non imputabili, che venivano per legge riaffidati alle loro famiglie che gestivano il business. 

Concluse le indagini alle prime luci di martedì 19 febbraio è scattato il blitz. In particolare i Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Roma, quelli  Forestali di Roma e Latina e gli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale, hanno eseguito una serie di misure cautelari personali e reali emesse dal Tribunale di Roma su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia. Si tratta di 13 custodie cautelari agli arresti domiciliari, 10 obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria e il sequestro preventivo di 25 autocarri. I reati a vario titolo contestati riguardano il traffico illecito di rifiuti, corruzione, furto aggravato, peculato.

Le operazioni, hanno visto impiegati circa 200 uomini tra militari e agenti su diversi obiettivi tra Roma e Cisterna di Latina. Le indagini costituiscono, come detto, l’esito di un’articolata attività di indagine avviata alla fine del 2017 sul Centro di Raccolta AMA di Mostacciano dalla Polizia Locale di Roma Capitale, anche a seguito di alcune segnalazioni su presunte irregolarità. 

L’indagine, successivamente sviluppata con i Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria di Roma e quelli Forestali di Roma e Latina, coordinati dalla Procura della Repubblica, ha consentito di porre fine ad una vera e propria attività continuativa ed organizzata per il traffico illecito di rifiuti.

Le attività tecniche condotte, i riscontri sul campo e i mirati controlli eseguiti hanno consentito di ricostruire un’intera filiera illegale per la gestione di rifiuti metallici, speciali ed urbani, che aveva come fulcro il CDR di Mostacciano.

In particolare è stato accertato che tre dipendenti AMA, dietro il pagamento di denaro, in violazione degli obblighi derivanti dalla normativa di settore, sistematicamente consentivano a soggetti non aventi titolo – per lo più ditte commerciali, edili e artigiane – di conferire illecitamente nel CDR rifiuti provenienti da attività produttive, così evitando loro di sostenere i costi dovuti per lo smaltimento, che andavano in tal modo a gravare sulla collettività. Nei confronti delle ditte identificate si è proceduto al sequestro preventivo dei mezzi impiegati per gli illeciti conferimenti.

A margine di questa attività, le indagini hanno altresì evidenziato come – di contro – i rifiuti aventi un valore commerciale, quali quelli metallici, le apparecchiature elettriche ed elettroniche (cd RAEE), le batterie di autovetture etc. venivano invece sottratti dal CDR e rivenduti in proprio a centri rottami specializzati che li ricevevano illecitamente. 

Di tale condotta devono rispondere sia gli stessi tre dipendenti AMA (a cui è per tali condotte è infatti contestato il peculato), che una famiglia di etnia rom i cui componenti, con la compiacenza e la tolleranza dei medesimi tre operai AMA, abitualmente si introducevano all'interno del CRD di Mostacciano per sottrarre tal genere di rifiuti che provvedevano a monetizzare presso il “Centro rottami srl” di Cisterna di Latina. Con riferimento ciò, nell'arco di 18 mesi, sono stati stimati 208 conferimenti che hanno fruttato un importo di circa 52.000 euro.
Fonte: RomaToday.it

lunedì 18 febbraio 2019

Antitrust, multa da 7 milioni a Sky per aver ingannato i clienti

Abbonarsi a Sky convinti di poter vedere tutte le partite del campionato, per poi scoprire che in realtà da quest'anno la musica è cambiata e serve anche Dazn per seguire tutte le squadre, ogni domenica. Per aver ingannato i suoi clienti, Sky deve pagare una multa da 7 milioni di euro. E' quanto ha stabilito l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, chiudendo l'istruttoria avviata nei confronti di Sky Italia e accertando due violazioni del Codice del Consumo.

L'esito del procedimento è stato reso noto dalla stessa Autorità, che "ha rilevato che Sky non ha fornito informazioni chiare e immediate sul contenuto del pacchetto Calcio per la stagione 2018/19, lasciando intendere ai potenziali nuovi clienti che tale pacchetto fosse comprensivo di tutte le partite del campionato di serie A come nel triennio precedente. Il consumatore appassionato di calcio, pertanto, in assenza di informazioni che veicolassero immediatamente e con la dovuta rilevanza i contenuti dell'offerta e in particolare le limitazioni sul numero di partite disponibili (7 su 10 per ciascuna giornata di campionato), sarebbe potuto facilmente incorrere nell'errore di ritenere compreso nel pacchetto SKY Calcio l'intero campionato di calcio di serie A, assumendo così una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso, ossia l'attivazione dell'abbonamento a tale servizio per la stagione calcistica 2018/19".

Non è tutto, perché l'Antitrust ha accertato che Sky "ha attuato una pratica aggressiva in quanto ha esercitato un indebito condizionamento nei confronti dei clienti abbonati al pacchetto SKY Calcio, i quali, a fronte di una rilevante ridefinizione dei suoi contenuti (riduzione del 30% delle partite di serie A e cancellazione dell'intero torneo di serie B) non sono stati posti nella condizione di poter assumere liberamente una decisione in merito al mantenimento o meno del pacchetto. Gli abbonati a tale servizio sono stati costretti a scegliere tra due possibilità, entrambe svantaggiose, ossia la prosecuzione degli addebiti, tra l'altro in misura invariata, nonostante il contenuto diverso e ridotto del pacchetto rispetto a quello originariamente scelto, oppure il recesso dal contratto a titolo oneroso, con il pagamento di penali e/o la perdita di sconti e promozioni connessi alle offerte con vincolo di durata minima".
Fonte: Repubblica.it

giovedì 13 dicembre 2018

Discariche abusive di rifiuti speciali sul litorale: blitz della Finanza a Ostia e Fiumicino

Due aree di complessivi 16.000 metri quadri, utilizzate abusivamente per il conferimento e lo stoccaggio incontrollato di materiale di scarto da demolizioni edili, sono state sottoposte a sequestro a Fiumicino e Ostia.

A scoprire i due siti illegali di rifiuti speciali ed altro materiale inerte pericoloso sono stati i militari della sezione operativa navale della guardia di finanza di Ostia, durante specifiche attività lungo il tratto costiero del X Municipio di Roma Capitale. 

Il primo terreno individuato e sequestrato ha interessato una vasta area di circa 14.000 metri quadri. sulla quale erano stati accumulati enormi quantitativi di terreno e rocce da escavo, miste a cumuli di rifiuti di vario genere rinvenienti da scarti di demolizioni per complessivi 10.000 metri cubi di materiale. 

L'altro sito scoperto ed anch'esso sequestrato è un terreno di circa 2.000 metri quadri sul quale sono stati rinvenuti circa 2.700 metri cubi di terra e rocce da escavo miste ad altri rifiuti di varia natura, anche in questa circostanza provenienti da demolizioni edili. 

Gli accertamenti eseguiti dagli uomini del Roan di Civitavecchia hanno permesso di appurare che in entrambi i casi, i rispettivi proprietari dei terreni facevano capo a due diverse società operanti nel settore edile l'una ed in quello immobiliare l'altra, le quali avevano utilizzato tali aree senza alcun titolo autorizzativo che ne potesse giustificare il conferimento nè tanto meno lo stoccaggio.

Inoltre, da successivi accertamenti, le ingenti quantità di materiale rinvenuto sono risultate essere provenienti da opere
edili di demolizione di vecchi edifici, dal rifacimento del manto stradale e dall'escavo di un'ampia area per la realizzazione di un edificio residenziale.

Gli autori delle violazioni, nelle persone dei legali rappresentanti delle due società in argomento, sono stati entrambi deferiti alle competenti Autorità Giudiziarie per reati afferenti "l'attività di gestione di rifiuti non autorizzata". 
Fonte: Ostiatoday.it

giovedì 20 settembre 2018

Ostia: blitz a 'La Spiaggetta', trovata abitazione di fortuna. Sequestrati frigo e mobili

Un manufatto abusivo utilizzato come abitazione di fortune. E' quanto Polizia di Stato e Polizia locale di Roma Capitale hanno scoperto presso 'La Spiaggetta' di Ostia a piazzale Magellano. Il blitz a seguito di alcune segnalazioni giunte al X Municipio.

Con il supporto dei cani antidroga, gli uomini della Polizia hanno effettuato un sopralluogo ma senza trovare tracce di sostanza stupefacente.

In due locali chiusi a chiave sono state trovate invece 17 sedie a sdraio, subito sequestrate dalla Polizia Locale ed uno spazio adibito ad abitazione, anche questo oggetto di sequestro, nel quale sono stati trovati un frigorifero, mobili e un letto. 'La Spiaggetta' è ormai abbandonata da anni ma la struttura non è ancora stata demolita.
Fonte: OstiaToday.it

mercoledì 17 febbraio 2016

Sequestrato ad Ostia lo storico stabilimento Kursaal

Nuovo sequestro tra gli stabilimenti di Ostia. I vigili urbani stanno procedendo da questa mattina a porre i sigilli allo storico Kursaal, lo stabilimento balneare che ospita il trampolino realizzato da Nervi nella piscina olimpionica. Alcuni manufatti sono stati parzialmente sigillati dalla polizia locale, in primis lo stabile della discoteca Barkabar; i controlli sono ancora in corso sulla concessione e presunti ampliamenti dello stabilimento.
Le attività sotto sequestro
La boutique, la palestra, i magazzini, il parrucchiere: sono alcune delle attività e strutture poste sotto sequestro dai vigili al Kursaal. Med, Casetta, Shilling, Salus, sono solo alcuni degli stabilimenti di Ostia sigillati da novembre 2015 ad oggi: abusi edilizie e violazioni delle concessioni alla base dei controlli e dell’operazione della polizia locale del X Gruppo.
Fonte: roma.corriere.it

venerdì 12 febbraio 2016

Chioschi a Capocotta, sequestrate le strutture abusive sulla spiaggia

Operazione Dune sulle spiagge libere di Capocotta. Ieri mattina una ventina di agenti del X gruppo Mare della Polizia locale di Roma Capitale, hanno eseguito sequestri preventivi ai danni di manufatti abusivi presenti sull'area. In particolare gli agenti diretti dal comandante Antonio Di Maggio hanno operato tra il km 8 e il km 10 della via litoranea. 
Qui si trovano numerosi chioschi finiti sotto la lente d'ingrandimento del Prefetto Vulpiani che, di concerto con la Procura, nei giorni scorsi ha dato il via libera all'operazione di sequestro. I sigilli sono stati apposti ai chioschi Dar Zagaia, Mediterranea, Porto di Enea, Oasi di Capocotta, Mecs Village.
A dare impulso alla ricognizione sugli abusi era stato l'assessore alla legalità Alfonso Sabella, da marzo 2014 fino a settembre, delegato sul litorale.
Nel dettaglio gli abusi riscontrati riguardano, per quanto riguarda "Er Zagaia" 240 dei 300 metri quadri del ristorante, due locali magazzini, una struttura di legno. Al Mediterranea invece riscontrate irregolarità nelle tettoie, diventate poi di fatto manufatti, e una una struttura in legno. Al "Porto di Enea, irregolare la pedana in legno e 130 metri quadri di copertura in teli; inoltre un magazzino in legno e un manufatto in legno. All'Oasi di Capocotta un chioscho di 55 metri quadri adibito a bar ristorante, un gazebo con infissi e quattro manufatti in legno. Al Mecs Village irregolare gli ampliamenti di bar e cucina, 500 metri di pedana, un chiosco in pvc e un manufatto adibito a bar.
Fonte: Ostiatoday.it

martedì 22 dicembre 2015

Ostia, sequestrato stabilimento Med per abusivismo

Sequestrato lo stabilimento Mednet in lungomare Caio Duilio 40 ad Ostia.
Ad apporre i sigilli è stato l'ufficio edilizia del X Gruppo Mare della polizia Locale di Roma capitale coordinanti dal comandante Antonio Di Maggio.
A quanto si è appreso è stato sequestrato un immobile privo delle autorizzazioni amministrative nonché del permesso di costruire per la struttura di circa 500 metri quadrati oltre che una pedana di legno per 1.500 circa metri quadrati.
Fonte: IlMessaggero.it

giovedì 15 ottobre 2015

Giubileo 2015: “Truccata la prima gara d’appalto”. Tre arresti per corruzione

La prima gara assegnata dal Comune per i lavori del Giubileo era truccata ed è stata bloccata dall'Autorità nazionale anti-corruzione guidata da Raffaele Cantone. Due imprenditori e un funzionario del dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana di Roma sono finiti ai domiciliari con l’accusa di corruzione e turbata libertà degli incanti. “Li avevo denunciati tutti ad aprile. E per oggi li avevamo convocati per escluderli dalla gara del Giubileo”, ha detto l’assessore alla Legalità Alfonso Sabella. Il Movimento Cinque Stelle: “Continuiamo a non essere ascoltati, è l’ennesima sconfitta per i romani e per la città”.

Secondo l’accusa i tre, Ercole Lalli, Luigi Martella e Alessio Ferrari, hanno truccato le gare d’appalto per la manutenzione e la sorveglianza delle strade della grande viabilità di Roma. Secondo gli elementi raccolti dai carabinieri il 27 settembre, i due imprenditori hanno consegnato a Lalli 2mila euro in contanti in cambio di informazioni riservate sulle imprese concorrenti. “Se noi c’avemo quelli stavolta sò morti tutti!”: Martella e Ferrari, in una telefonata intercettata, parlavano così dei dettagli sulle gare ottenuti corrompendo Lalli. Nelle ordinanze si legge che i due imprenditori temevano “soprattutto un altro gruppo di imprese, quello controllato dalla famiglia dei Bucci, detti ‘gli Artenesi’, e Marcello Luciani“. Per questo, ha scritto il gip, “desideravano conoscere anzitempo in quale o quali lotti erano state invitate imprese riferibili ai predetti, in modo da presentare offerte più aggressive“.

La gara per il Giubileo era per la riqualificazione di via Mura Latine e viale di Porta Ardeatina e avevano presentato offerte sia la Trevio srl che la Malù lavori srl: gli imprenditori arrestati sono titolari delle due ditte e, secondo l’Anticorruzione, anche soci occulti una dell’altra. Ferrari e Martella sono tra loro soci in una terza società, la Siculiana Costruttori, e il responsabile della gestione tecnica di Trevio è Ivo Martella, padre di Luigi.

L’aggiudicazione parziale dell’appalto è stata bloccata dall’Anac martedì, dopo i controlli su tutti i soggetti che avevano partecipato alla gara. Si è scoperto che le due aziende che avevano presentato le offerte avevano creato una sorta di “cartello” nascondendo i rapporti che avevano l’una con l’altra. I carabinieri, coordinati dalla Procura, hanno effettuato una serie di perquisizioni e sequestri nelle sedi delle ditte e nell’ufficio del funzionario del Comune che, al momento dell’intervento degli investigatori, aveva ancora in mano il denaro incassato. Lalli ha tentato inutilmente di disfarsi della busta contenente 10 banconote da 100 euro e 20 da 50 euro.

“Lo abbiamo detto fino a ieri che sulle opere del Giubileo, oltre a non esserci programmazione, si stava procedendo con procedure ristrette ed in deroga al codice degli appalti – ha affermato in una nota il Movimento Cinque Stelle – Eppure l’assessore Sabella ci ha accusato di dire falsità. ‘Sulle gare e sugli appalti c’è il timbro di Cantone’ tuonava l’assessore alla legalità di Roma Capitale. Proprio Cantone e l’Autorità che dirige hanno confermato con gli arresti di oggi quanto sostenuto dal M5S Roma. Continuiamo a non essere ascoltati – si legge nel comunicato – ma il fatto più grave è che tutto ciò rappresenta l’ennesima grave sconfitta per i romani e per la città di Roma”.
Fonte: Ilfatto quotidiano.it

mercoledì 29 luglio 2015

Ostia, sigilli al Porto: 400 milioni di beni sequestrati. Arrestato il presidente Mauro Balini

Una vera bomba è deflagrata all'interno del Porto turistico di Roma, ad Ostia sul Lungomare Duca degli Abruzzi, 84. Dalle prime ore della mattinata i finanzieri del Comando Provinciale di Roma stanno eseguendo 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei componenti di un'ampia associazione criminale, facente capo a Mauro Balini presidente del Porto Turistico di Roma.

ARRESTI, DENUNCE E PERQUISIZIONI - I 4 arrestati sono accusati di "associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, riciclaggio, impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori".

Oltre Balini, in manette sono finiti due "testa di legno" e un avvocato con studio nella Capitale. Altre 9 persone sono state denunciate a piede libero. Numerose le perquisizioni presso i domicili delle persone coinvolte, le sedi di diverse società e gli studi professionali di due avvocati e di un commercialista.

400 MILIONI DI EURO DI SEQUESTRO - Nell'operazione eseguita dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma sotto la direzione della Procura della Repubblica della Capitale sono stati sequestrati beni mobili e immobili, quote societarie e conti correnti bancari ed il "diritto di superficie su oltre 1300 beni demaniali", all'interno del porto turistico di Ostia, ossia posti barca, parcheggi, strutture amministrative, commerciali e aree portuali, nonché, per alcuni di essi, il relativo diritto di utilizzo. Il valore commerciale di tutti i beni sottoposti a sequestro è stimato "in oltre 400 milioni di euro".

INDAGINI DAL 2012 - Le indagini, avviate nel 2012, per una "ipotesi di bancarotta", hanno consentito di accertare come i quattro complici avessero "scientemente portato al fallimento la A.T.I. S.p.a.​", società che aveva curato la realizzazione del Porto Turistico di Roma e che, sino al 2008, era concessionaria dell'infrastruttura, appartenente, peraltro, ad un gruppo di imprese riconducibili allo stesso Balini. 

Proprio quest'ultimo, con la complicità di fidati collaboratori e professionisti e grazie a "prestanomi" e "società schermo", aveva realizzato un "complesso schema societario volto a distrarre fraudolentemente ingenti risorse, patrimoniali e finanziarie, in pregiudizio della fallita A.T.I. S.p.a., dei creditori e dell’erario, per un passivo finale di oltre 155 milioni di euro".

LE ACCUSE A BALINI - Balini, secondo gli inquirenti, sembrerebbe essere al centro di tutto. All'imprenditore è stato, inoltre, "contestato il reato di trasferimento fraudolento di valori, per aver intestato a società apparentemente terze, il prestigioso attico sul litorale ostiense in cui vive, anch'esso sottratto fraudolentemente alla A.T.I.", e un lussuoso catamarano, nella sua esclusiva disponibilità, acquistato, in larga parte, "con risorse sottratte alla fallita mediante il descritto sistema di frode".

LE ORIGINI DAL 2005 - Secondo la Finanza, il disegno criminale nasce nel 2005, quando Balini si "precostituì un ingente credito nei confronti della A.T.I. S.p.a. per oltre 28 milioni di euro, simulando, tra l’altro, l’accollo di un debito in capo alla fallita originato dalla ricezione di false fatture emesse da società riconducibili a suoi fedeli sodali".

Giustificando le operazioni come "restituzione finanziamento soci", Balini aveva, quindi, potuto "prelevare ingenti somme dalle casse aziendali nonché distrarre beni immobili dal patrimonio sociale in favore di altre imprese a lui riconducibili".

AMPLIAMENTO DEL PORTO - Nel 2008, in perfetta sintonia con il piano criminale in atto, la Porto Turistico di Roma S.r.l., posseduta proprio da Balini, aveva ottenuto, dalla A.T.I. S.p.a., la "voltura della concessione sull'intera infrastruttura portuale, ed era, così, subentrata nella possibilità di realizzare l'ampliamento del porto, poi autorizzato nell’agosto 2013, incassandone i conseguenti ingenti profitti".

IL PORTO DI OSTIA - La struttura attuale si sviluppa su una superficie di circa 22 ettari e dispone di 840 posti barca per lunghezze comprese fra gli 8 e i 60 metri. L’ampliamento del porto ne aumenterà la capienza sino a 1419 posti barca, mettendo a disposizione dei natanti circa 611 nuovi punti di ormeggio per imbarcazioni da diporto lunghe tra i 12 ed i 70 metri.

Per avere una percezione delle dimensioni degli illeciti e del danno economico cagionato alla A.T.I. S.p.a., la Porto Turistico di Roma S.r.l. ha "stimato in circa 200 milioni di euro il valore commerciale della concessione relativa all'ampliamento del porto ed in circa 220 milioni di euro il valore commerciale della concessione relativa ai diritti di superficie e utilizzo dei beni demaniali sottoposti a sequestro".
Fonte: Ostiatoday.it

venerdì 10 luglio 2015

Ostia, parcheggiatori abusivi e venditori ambulanti: multe per 18 mila euro

Nuovi controlli, che seguono quelli della scorsa settimana sul litorale romano, a Castel Porziano e Capocotta. Sotto la lente di ingrandimento i parcheggiatori abusivi ed i venditori ambulanti, oltre che all'accertamento della regolarità delle licenze degli esercizi che svolgono somministrazione di alimenti e vivande, anche con verifiche fiscali, in riferimento ai registratori di cassa.

Altre verifiche sono state effettuate circa il rispetto delle norme che regolano l'attività sul demanio marittimo con verifica delle autorizzazioni connesse sia ai servizi di spiaggia sia al codice della navigazione. Le operazioni coordinate dalla Polizia di Stato e dall'Arma dei Carabinieri hanno coinvolto anche personale della Guardia di Finanza, della Polizia Locale X Gruppo Mare e della Capitaneria di Porto.

Per quanto di loro competenza, hanno contribuito anche collaboratori della ASL/RMD e dell'Ispettorato del Lavoro. L'attività interforze ha posto l’attenzione in particolare al controllo delle società di gestione dei chioschi e delle spiagge. 

In totale sono state ispezionate 3 aziende e controllati 25 dipendenti, di cui 2 stranieri comunitari ed extracomunitari, dei quali 1 risultato irregolare. 17 le violazioni riscontrate, 7 relative alla normativa igienico-sanitaria, 5 di non conformità sui requisiti dei luoghi di lavoro ed altre per irregolarità di varia natura. Elevate complessivamente sanzioni amministrative per circa 18000 euro.
Fonte: Ostiatoday.it

lunedì 22 dicembre 2014

X Municipio, chiesto accesso agli atti su affidamento polisportiva di Centro Giano

Il Movimento 5 Stelle del X Municipio 'indaga' sull'affidamento per concessione temporanea ad una polisportiva per un campo situato in via Maierato 69, a Centro Giano. I grillini, infatti, hanno ricihesto un accesso agli atti per conoscere meglio la situazione del campo nell'entroterra di Ostia. “Dalle carte in nostro possesso questo affidamento potrebbe rientrare in una delle tante situazioni opache che stanno caratterizzando questo momento storico dell'amministrazione capitolina”, dichiara il M5S. 
In una riunione della commissione trasparenza del Comune di Roma presieduta dal consigliere in quota FI, Giovanni Quarzo, dimessosi a seguito dell'inchiesta Mafia Capitale in cui risulta indagato per associazione mafiosa, si rilevano dichiarazioni che classificano il centro sportivo come abusivo, dove tra l'altro opererebbero parenti dello stesso presidente del Municipio. - sottolinea il Movimento in un comunicato stampa - Se tale affermazione riportata sul verbale fosse vera, avvalorerebbe ancora di più la richiesta di dimissioni di Andrea Tassone, attualmente Presidente del X Municipio, da noi formulata. Di conseguenza invieremo al Prefetto gli atti che riterremo opportuni lasciando alla magistratura il compito di far luce sulla vicenda. Noi continueremo a vigilare affinché l'onestà possa finalmente tornare di moda".
Fonte: OstiaToday.it

mercoledì 9 luglio 2014

Ostia, dal 2007 nessuna dichiarazione dei redditi: nascosti al fisco 13 milioni e mezzo di euro

Ostia, dal 2007 nessuna dichiarazione dei redditi: nascosti al fisco 13 milioni e mezzo di euro

Tredici milioni e mezzo di euro di ricavi occultati al fisco. Dal 2007 ad oggi nessuna dichiarazione dei redditi presentata ed un'evasione dell'Iva pari a 1,2 milioni di euro. Pratagonista della maxi evasione una nota società di Ostia operante nel settore della gastronomia, caffetteria ed enoteca.

E’ quanto appurato dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma, al termine di una complessa verifica fiscale, che ha anche portato alla scoperta di sette persone trovate a lavorare completamente “in nero” all’atto del primo accesso nei locali. Certosino e paziente è stato il lavoro delle Fiamme Gialle del II Gruppo di Ostia che, in mancanza delle scritture contabili obbligatorie e della documentazione amministrativa comprovante gli acquisti e le vendite, hanno dovuto ricostruire il volume d’affari, attraverso stime basate sulle caratteristiche e sulle condizioni di esercizio dell’impresa.

Gli amministratori della società sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Roma per i reati di omessa presentazione della dichiarazione annuale ai fini delle imposte sui redditi, dell’IVA, nonché per l’omissione del versamento delle ritenute operate.

Gli elementi raccolti hanno permesso al Pubblico Ministero di richiedere al Giudice delle Indagini Preliminari di Roma l’emissione del provvedimento di sequestro preventivo dell’azienda, di immobili e disponibilità finanziarie riconducibili al dominus ed agli amministratori della società. I sigilli - scattati per il bar e tavola calda, nove immobili di pregio e conti correnti bancari e postali - serviranno a cautelare l’Erario per il credito vantato nei confronti della società, in relazione alle imposte evase, alle pene pecuniarie ed agli interessi.
Fonte: Ostiatoday.it

mercoledì 11 giugno 2014

Obbligo del bancomat per artigiani e commercianti in vigore il 30 Giugno

Curioso, perché l'obiettivo era quello di ridurre l’uso del contante e consentire la tracciabilità dei pagamenti; una lotta al “nero” che tutti condividono, ma che risulta paradossale nell'ambito ambulante e camionbar. Qualcuno ha mai ricevuto uno scontrino fiscale dal bibbitaro?

Ma intanto il decreto ha fissato un limite di 30 euro. Sotto questo limite l’obbligo non opera. La legge poi non prevede una sanzione per chi non adempie, quindi siamo dinanzi alla solita presa in giro italiana.

Gli obblighi, insomma, ci saranno solo per gli onesti. Dal 30 giugno imprese e professionisti dovranno accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito (bancomat). L’obbligo sarà riferito a tutte le imprese e i professionisti senza eccezioni (non si può, infatti, applicare il limite di esclusione per i soggetti con un volume d’affari solo superiore a 200mila euro).

Tutto ciò è stato preceduto da una serie di proroghe e da aspre polemiche, alimentato in particolare da alcune categorie professionali che con diversi interventi hanno puntualizzato che la disposizione non introduce alcun obbligo (ovviamente gli avvocati per i quali l'onorario vincolato al Pos deve essere solo su richiesta).

Nel caso in cui il cliente chieda di pagare con il bancomat ed il creditore non permetta al cliente di pagare con lo specifico mezzo, si genera dunque una “mora del creditore” che non libera giuridicamente il cliente dall’obbligazione derivante dal bene o dal servizio acquisito.

Questa considerazione giuridica potrebbe rivelarsi un boomerang per gli esercizi pubblici a contatto con clienti del tutto occasionali. Bar, ristoranti che non metteranno a disposizione un Pos potrebbe produrre dei problemi evidenti.

C'è poi una riflessione sui costi dell’adeguamento. E sull'uso della moneta elettronica fra gli italiani. Vedremo. Certamente il futuro è questo. Ma il presente sa ancora tanto di confusione.
Fonte: 06blog.it

giovedì 20 marzo 2014

Infernetto, Polizia locale sequestra discarica abusiva di 15mila mq

La Polizia locale di Roma Capitale X Gruppo Mare, ha sequestrato ieri mattina una discarica non autorizzata, in un terreno recintato e privato, in via Alfredo Gargiulo 70 all’Infernetto. Si tratta di un terreno di 15mila mq utilizzato come deposito e stoccaggio di rifiuti vegetali e materiali di risulta. Congiuntamente è stato posto sotto sequestro un manufatto di circa 25 mq, anch'esso abusivo e in fase di edificazione. 

Secondo gli accertamenti degli agenti della Polizia locale di Roma Capitale X Gruppo Mare, i rifiuti venivano trasportati poi in un altro sito, riconducibile alla stessa società, che si trova in via di Fioranello. Il proprietario dei terreni è stato denunciato per reato ambientale, poiché l’area in questione è sottoposta a vincolo paesaggistico e per violazione delle norme sull'urbanistica e sull'edilizia

Inoltre, è stato trasmesso un esposto alla Procura della Repubblica di Roma ed è stata allertata la Guardia di Finanza per i relativi controlli fiscali. Ringrazio il comandante della Polizia locale del X Gruppo Mare Roberto Stefano, per il lavoro svolto e per la profonda sintonia che ha unito le nostre azioni sin dal suo arrivo presso il Comando di Ostia.

“Mi unisco ai ringraziamenti al comandante della Polizia locale di Roma Capitale X Gruppo Mare, Roberto Stefano, formulati dal presidente del X Municipio Andrea Tassone – ha detto l’assessore all'ambiente e alla sicurezza del X Municipio Marco Belmonte –. L’azione della Polizia locale di Roma Capitale X Gruppo Mare è di fondamentale importanza per la tutela ambientale del nostro territorio. Da subito c’è stata sinergia con il comandante del X Gruppo e da subito abbiamo intrapreso una serie di iniziative per bonificare le aree, abbandonate al degrado”.
Fonte: OstiaToday.it

lunedì 17 marzo 2014

Fatti non fummo a viver come Uli

Non mi considero un fan della rigidità tedesca, ma ci sono secoli di storia e di riforma protestante dietro le parole pronunciate da Uli Hoeness, campione del mondo di calcio nel 1974 e presidente del Bayern Monaco condannato in primo grado a tre anni e mezzo di carcere per evasione fiscale. «Ho chiesto ai miei avvocati di non presentare appello, in linea con la mia idea di decenza, comportamento e responsabilità personale. Evadere le tasse è stato l’errore della mia vita. Affronto le conseguenze di questo errore». Letto da qui, sembra uno squarcio di fantascienza, ma questo signore ha dato davvero le dimissioni e ora si accinge a entrare in carcere.  

Con un esercizio di fantasia proviamo a supporre che un personaggio altrettanto popolare in Italia, magari anche lui presidente di un club, si ritrovasse coinvolto in un processo per evasione fiscale. Intanto esperirebbe tutti i gradi di giudizio, compreso il quarto che non esiste, utilizzando ogni espediente per procrastinare la resa dei conti. Nel frattempo attaccherebbe i giudici, prevenuti e corrotti, indossando i panni della vittima. Poi troverebbe un deputato, un avvocato, una commercialista o una sciampista, possibilmente imparentata con un Capo di Stato estero, in grado di testimoniare la sua completa estraneità ai fatti. Dopo di che si appellerebbe al popolo dei tifosi, rivendicando il diritto a un trattamento speciale. Infine si candiderebbe alle Europee, senza perdere fascino agli occhi di molti connazionali. E chi osasse criticarlo verrebbe bollato come moralista, quando in certe lande desolate del Nord Europa passerebbe banalmente per morale.  
Fonte: M. Gramellini  - LaStampa.it

Castel Porziano, scavi tra le dune in area protetta: scatta il sequestro

Uno sbancamento di arenile anche a ridosso della vicina macchia mediterranea. Ieri pomeriggio il Nucleo ambiente della Guardia Costiera di Fiumicino è intervenuto sul litorale di Ostia, nella zona dell’aera protetta di Castel Porziano, vicino allo stabilimento Jumbo Village all'ottavo cancello, per interrompere l'attività illecita che avrebbe deturpato il litorale. L’area e il mezzo a pala meccanica, dopo la segnalazioni alla Procura di Roma, sono stati sequestrati su disposizione di quest’ultima. 

La zona di Castel Porziano, di particolare pregio naturalistico, è considerata area protetta da vincolo paesaggistico nonchè riserva naturale, e già da tempo è sotto l’attenzione del Comando della Capitaneria di Porto  di Fiumicino per altri illeciti analoghi.

Come spiega la Guardia Costiera, “rimane sempre alta l’attenzione a tutela dell’ambiente marino costiero lungo una fascia di litorale, quello romano, caratterizzato da un'intensa fruizione da parte della popolazione e proprio per questo molto delicata”.
Fonte: Ostiatoday.it

mercoledì 12 marzo 2014

Ostia: sequestrati beni per 9 milioni ad una società edile, occultati oltre 65 milioni

Due appartamenti, due terreni, due autovetture, sette società e 34 conti correnti per un totale di circa 9 milioni di euro, sono stati sequestrati dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma all'amministratore di una società di Ostia operante nelle costruzioni e nella vendita di immobili.

VERIFICA FISCALE - L'uomo, che era stato denunciato all'Autorità Giudiziaria di Roma per omessa presentazione della dichiarazione annuale e presentazione di dichiarazione infedele, a seguito di una verifica fiscale, aveva 'dimenticato' di presentare la dichiarazione ai fini dell'Iva, delle imposte sui redditi e dell'Irap e di versare le relative imposte consentendo in questo modo alla società di occultare all'erario circa 65,5 milioni di euro di imponibile, oltre ad evadere l'Iva per circa 4 milioni di euro.

COMPRAVENDITA 365 ABITAZIONI - In mancanza di scritture contabili obbligatorie, è stato attraverso gli atti di compravendita relativi a 365 abitazioni, rilevati dalla banca dati dell'Anagrafe Tributaria, che i finanziari sono riusciti a risalire all'evasione. Gli elementi raccolti dai militari hanno consentito alla Procura della Repubblica di Roma di richiedere al Gip il sequestro preventivo dei beni immobili, volto alla confisca "per equivalente", in relazione alle imposte, pene pecuniarie ed interessi maturati. Il provvedimento è stato eseguito in questi giorni dalle Fiamme Gialle del II Gruppo Roma.
Fonte: OstiaToday.it

mercoledì 5 marzo 2014

Atac, quei chilometri che paghiamo a peso d'oro: spese enormi e perdite milionarie

«Il sistema inglese salverà Atac». Perdite per oltre 746 milioni di euro negli ultimi 4 anni nonostante i contributi pubblici abbiano sfiorato i 3 miliardi
Un costo del personale alto, con una media di dirigenti e amministrativi troppo elevata rispetto alle reali necessità. E una flotta di bus, treni e metropolitane, vecchia e bisognosa di un rapido ricambio, indispensabile per non far implodere su se stesso il sistema di trasporto pubblico capitolino. La fotografia scattata ad Atac dall’Istituto Bruno Leoni, attraverso uno studio firmato dagli economisti Ugo Arrigo e Andrea Giuricin, dell’università Milano-Bicocca, viene accostata per assonanza alla vicenda di un’altra grande impresa di trasporto italiana, la vecchia Alitalia. Non solo: Atac spenderebbe il triplo di quello che costa il Tpl nelle grandi aree metropolitane inglesi (Londra esclusa) gestite con una deregulation che ha permesso un sistema dove ogni operatore è libero di offrire le tratte che preferisce ed è lasciata al mercato la scelta delle linee dei bus. L’analisi ritrae con numeri e calcolatrice alla mano, al posto di colori e pennello, un quadro desolante di come l’azienda capitolina oggi sia sempre più vicina al tracollo, paventando pure il rischio che il sistema fallace si porti dietro parte della responsabilità per il collasso delle casse comunali. Per questo motivo, spiegano i due economisti «è possibile salvare i bilanci di Roma solo se si riforma il Tpl».

Primo numero esaminato, il «muro» dei 550 milioni di euro pagati ogni anno per i circa 11.900 dipendenti a carico dell’azienda, una media di 46mila euro a dipendente: valore, spiegano gli economisti, superiore di oltre 4mila euro a quello di Parigi, solo per fare un esempio. Ed è qui che entra in gioco Roma Tpl che gestisce per conto di Atac le linee periferiche. Se in Atac i dipendenti sfiorano le 12mila unità per un totale di circa 161 milioni di vetture-chilometro (la somma di tutti i chilometri percorsi dai mezzi) i dati di Roma Tpl parlano di 720 dipendenti e 29 milioni di vetture-chilometro. Numeri da cui scaturisce un primo dato, spiegano Arrigo e Giuricin: Atac costa 7,3 euro al chilometro, mentre Roma Tpl 4,5, quasi la metà. In questo computo rientra anche un altro dato, la percentuale di autisti rispetto al totale dipendenti. In Atac a guidare bus, metro e treni sono l’84,4% degli assunti, mentre in Roma Tpl la percentuale sale a 98. Lasciando il 2% a dirigenti e impiegati, percentuale che sale al 15,6% in Atac. Ma non è tutto. Il dato di Roma Tpl è leggermente viziato, perché anche Roma Tpl subappalta alcuni servizi, come diurno e notturno a società terze, spuntando un prezzo per vettura-chilometro ancora più basso: 2,63 euro per quello diurno e 2,75 per il notturno, allineandosi per esempio con i costi dei trasporti nelle grandi aree metropolitane inglesi (eccetto Londra) finite a gara. I dati finali, aggiunge la ricerca, dimostrano che il costo medio per un dipendente di Atac è del 24% superiore di quello di Roma Tpl.

L’assonanza tra Atac e vecchia Alitalia, secondo i due economisti che hanno stilato la ricerca, passa attraverso l’analisi di una flotta (quella di Atac) ormai vicino alla pensione. Come fu per la compagnia aerea di bandiera. Con mezzi che consumano troppo, che hanno bisogno di continue riparazioni e che avranno necessità di essere sostituiti a breve. Per i bus l’età media è di 9,82 anni, con una vita massima media di 12 anni. Gran parte della flotta, quindi, spiega lo studio, è destinata a fermarsi, «a meno che Atac non decida di investire centinaia di milioni di euro per comprare nuovi bus», soldi che ovviamente non ha in cassa. La ricerca fa pure le pulci ai costi per la manutenzione, circa 1 euro per chilometro in Atac, il 70% in più rispetto alla media europea. Senza mettere in conto l’inaffidabilità dei servizi. C’è poi la questione metropolitane. La linea A ha una vita media dei mezzi di 8,5 anni, mentre la linea B sfiora i 24 anni.

«I dati dimostrano un’inefficienza di Atac che non lascia adito a dubbi», dicono Arrigo e Giuricin, dopo il confronto con Roma Tpl e con il sistema inglese. E paradossalmente Atac, subappaltando il servizio e non facendolo «in casa», ci guadagna. Quindi, conclude lo studio, «i servizi diurno e notturni dati in subappalto da Roma Tpl dimostrano che è possibile avere l’efficienza inglese (2,4 euro per vettura-chilometro) a Roma». Ovviamente per gli economisti non sarà facile applicare i livelli di costo a tutto il servizio. Ma sarebbe interessante, dicono, porsi una domanda: se il modello di gara fosse esteso a tutta la città di Roma, quale sarebbe il risparmio? Ugo Arrigo e Andrea Giuricin non hanno dubbi: «Nel complesso un modello con gara potrebbe garantire a Roma un risparmio di 451 milioni di euro l’anno. Una cifra spaventosa che permetterebbe alla Capitale di fare a meno dei salva-Roma».

Ma oltre ai numeri c’è la politica. Atac è inchiodata al suo insuccesso per una questione sola, concordano i due economisti, la non volontà di aumentare l’efficienza del Tpl, perché il bacino elettorale di Atac è ancora molto importante. Quale sarebbe invece il costo del servizio Atac se si adottasse un modello «open access», accessibile a tutti, come quello inglese? «È chiaro che un modello inglese non è facilmente replicabile - concludono gli economisti nella ricerca - ma il costo del servizio sarebbe di 386 milioni di euro». Con un risparmio di 796 milioni, visto che oggi Atac sfiora il tetto del miliardo e 200 milioni di euro di costi. Ecco che per Arrigo e Giuricin «i romani non solo potrebbero viaggiare gratis, ma addirittura la tassazione locale (Imu, Irpef) vedrebbe una riduzione di circa 550 milioni di euro».
Fonte: IlMessaggero.it

Clan Fasciani ad Ostia: le attività commerciali sequestrate

Clan Fasciani ad Ostia: le attività commerciali sequestrate


Beni per sei milioni di euro. Stabilimenti balneari, gelaterie, pasticcerie, concessionarie d'auto, ristoranti, bar, night club eccetera. Questi i beni sequestrati dagli investigatori nell'ambito dell'Operazione Tramonto che ha portato ad emanare 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip del Tribunale di Roma nei confronti degli appartenenti al clan Fasciani e alle 'teste di legno' a cui erano intestate le attività commerciali. Dieci le attività commerciali smascherate tra cui uno dei lidi più in voga del litorale romano, l'ex Faber Village.

LE ATTIVITA' SEQUESTRATE - Questo l'elenco delle attività commerciali sequestrate:
  • Settesei S.r.l.s., esercente l’attività di “Bar e altri esercizi simili senza cucina”;
  • Rapanui S.r.l.s., esercente l’attività di “Gestione di stabilimenti balneari, marittimi, lacuali e fluviali”;
  • Yogusto S.r.l.s., esercente l’attività di “gelaterie e pasticcerie”;
  • Mpm S.r.l.s., esercente l’attività di “bar e altri esercizi simili senza cucina”;
  • Kars S.r.l. esercente l’attività di “noleggio di autovetture ed autoveicoli leggeri”;
  • Dafa S.r.l., esercente l’attività di “ristorazione con somministrazione”;
  • Sand S.r.l., esercente l’attività di “discoteca, sale da ballo, night club e simili”;
  • Ditta Individuale Romani Gabriella, esercente l’attività di “ristorazione con somministrazione”;
  • Ditta Individuale Mazziotti Mirko, esercente l’attività di “bar e altri servizi simili senza cucina”;
  • Quote societarie della Il Porticciolo S.r.l., esercente l’attività di “gestione di stabilimenti balneari”;
Nel totale sono state 40 le perquisizioni effettuate tra Lazio ed Abruzzo.


Fonte: Ostiatoday.it

lunedì 20 gennaio 2014

Il «tesoretto» dei falsi poveri rom: sequestrati beni e gioielli per 2 milioni

Rom con conti correnti milionari, ma che per ottenere gli aiuti comunali apparivano nullatenenti. Era già accaduto nel marzo 2013, quando la polizia municipale della Capitale aveva analizzato le posizioni reddituali di 3.500 nomadi, ora la situazione si ripete: uguale. Il comando provinciale di Roma della Guardia di Finanza ha sequestrato a 20 persone - tutte di etnia Rom, residenti presso i vari campi nomadi autorizzati della Capitale - beni per circa 2 milioni di euro. E’ il «tesoretto» dei falsi poveri

Denaro contante, libretti di deposito, obbligazioni e numerosi gioielli preziosi custoditi in cassette di sicurezza: ufficialmente i rom risultavano indigenti, tanto che fruivano di alloggio ed utenze (acqua, elettricità e gas) gratuite a carico di Roma Capitale, oltreché dell’esenzione dalla tassa sui rifiuti. Ma la loro posizione contrastava con alcuni indizi, come la presenza di auto di lusso nei campi. Come nel marzo scorso, quando i controlli incrociati dei vigili urbani - con la collaborazione delle Poste- portarono alla scoperta di beni e contante per quasi 10 milioni di euro, ora il Campidoglio dovrà sospendere gli aiuti alle famiglie coinvolte nel caso delle false dichiarazioni di indigenza.

Il patrimonio scoperto dai finanzieri era decisamente sproporzionato e non giustificato dai redditi dei rom che, invece, annoverano numerosi precedenti per gravi reati quali furto, ricettazione, armi, rapina, falsificazione di denaro, false identità. Gli elementi raccolti dalle Fiamme Gialle hanno permesso alla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma di emettere 20 provvedimenti di confisca dei beni già sottoposti a sequestro, sulla base della manifesta sproporzione fra il patrimonio posseduto ed i redditi dichiarati al Fisco, nonché, si legge in una nota «della conclamata pericolosità sociale dei proprietari, trattandosi di pregiudicati responsabili, negli anni, di numerosi episodi criminosi: furto, ricettazione, false attestazioni dell’identità personale, rapina, falsificazione di monete, porto e detenzione abusiva di armi».
Fonte: Roma.Corriere.it

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